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Appuntamenti parrocchiali

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Eucaristia ammalati

 

 

 

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Introduzione alle letture

 

Prima lettura 

2Mac 7,1-2.9-14 (brano)

Il re dell'universo ci risusciterà a vita nuova ed eterna.

In questa celebrazione dell'eroismo dei fratelli martiri durante la rivoluzione dei Maccabèi (II secolo a.C.) si centra teologicamente il discorso sulla ripetuta professione di fede nella risurrezione: «Il re dell'universo, dopo che saremo morti per le sue leggi, ci risusciterà a vita nuova ed eterna...» (v. 9). «Dal Cielo ho queste membra e da lui spero di riaverle di nuovo... » (v. 11). «E' preferibile morire per mano degli uomini, quando da Dio si ha la speranza di essere da lui di nuovo risuscitati» (v. 14). In pratica possiamo dire che il fedele anticotestamentario è fermamente convinto che il legame d'amore, instauratosi tra il giusto e Dio già durante l'esistenza terrena, non può non giungere a fioritura perfetta. La comunione di grazie dell'esistenza presente si trasforma in comunione definitiva. 

Seconda lettura

2Ts 2,16-3,5 (brano)

Il Signore vi confermi in ogni opera e parola di bene.

Paolo ripete ai cristiani di Tessalonica, colpiti da tensioni di stampo apocalittico, che il presente è importante e dev'essere sostenuto da «ogni opera e parola di bene». Il presente fa germogliare il futuro di gloria per cui la trama dei nostri giorni dev'essere intessuta dell'«amore di Dio e della pazienza di Cristo» (3,5). Ma il cristiano sa soprattutto che Dio gli ha dato «una consolazione eterna e una buona speranza» (2,16). I suoi occhi sono fissi alla meta della vita e della storia, la Pasqua cosmica (Rm 8). Famosa è l'affermazione della «Lettera a Diogneto»; «I cristiani risiedono ognuno nella propria patria ma come stranieri ospitati che adempiono i loro doveri di cittadini e subiscono tutte le imposizioni. Ogni terra straniera è la loro patria e ogni patria è per loro una terra straniera».

 

VANGELO

Lc 20,27-38 (brano)
Lc 20 27-38

Dio non è dei morti, ma dei viventi.

A Gerusalemme, in azione contro Gesù si muovono anche i sadducei, il partito aristocratico-conservatore, caro all'alto clero giudaico. Polemici nei confronti dei farisei soprattutto sull'argomento della risurrezione che essi negavano, i sadducei tentano di invischiare Gesù nelle maglie di una diatriba teologica dai risvolti politici per un'eventuale supremazia religiosa. Gesù, spezzando questa rete ipocrita, coglie l'occasione per esaltare lo splendore della comunione con Dio e per far balenare il vero volto di Dio e il vero atteggiamento del credente. Dio è vita e chi crede in lui vive con lui e per lui, restando così strappato alla morte. Cristo, perciò, anticipa indirettamente la promessa giovannea dell'ultima Cena: «Vado a prepararvi un posto. Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi» (Gv 14,2-3). Contro le paure della morte Gesù oppone la speranza pasquale legata al Dio della vita.



 

 ©testi da Messale Festivo-EDIZIONI SAN PAOLO


 

 

Avviso per i membri del gruppo ministranti KIRIKUORE.

Come di consueto verso la fine dell'anno liturgico viene svolta la festa dei chierichetti.
Il programma consiste in una pizzata-merendosa, giochi all'aperto (se bello) o nel salone (se brutto), e specialmente la consegna dei diplomi e le premiazioni, che quest'anno saranno riservate a ..... (partecipate per scoprirlo).

Tutto ciò avverrà Sabato 16 novembre dalle 16:30 alle 18:00 nel salone sotto la Chiesa.

Tutti i ministranti sono vivamente attesi all'evento.


 

Introduzione alle letture

 

Prima lettura 

Sap 11,22-12,2 (brano)

Hai compassione di tutti, perché ami tutte le cose che esistono.

Ecco una splendida strofa del libro della Sapienza sull'amore invincibile di Dio per le sue creature anche se peccatrici. Dio, infatti, di tutti ha compassione e tutti perdona (v. 23). La giustificazione teorica di questo amore universale di Dio è così formulata: gli esseri sussistono per volontà divina e sono conservati nell'esistenza per coerenza con la loro prima vocazione all'essere nella creazione. In ogni creatura passa il soffio vivificante di Dio, ogni essere è oggetto dell'amore efficace di Dio. Dio scommette sempre sulla vita, sulla possibilità di bene dell'uomo, anche quando l'uomo stesso non ha più fiducia in se medesimo. 

Seconda lettura

2Ts 1,11-2,2 (brano)

Sia glorificato il nome di Cristo in voi, e voi in lui.

Alla Chiesa piuttosto agitata di Tessalonica, tesa verso la fine e verso la nuova venuta del Cristo, Paolo richiama il realismo evangelico: non lasciatevi facilmente confondere e turbare, né da pretese ispirazioni, né da parole quasi che il giorno del Signore sia imminente, ma portate a compimento ogni volontà di bene e l'opera della vostra fede (cfr. 2Ts 2,2; 1,11). E Dio stesso che ci sostiene in questo itinerario esistenziale. Paolo traccia l'intero diagramma della vita cristiana: la chiamata, la volontà di bene e l'opera della fede, il compimento nella glorificazione del Signore Gesù. L’effervescenza misticheggiante, le esaltazioni, la dimissione dal proprio impegno, le illusioni non mettono in gioco solo la serenità delle coscienze ma anche la realtà dell’impegno morale cristiano.

 

VANGELO

Lc 19,1-10 (brano)
Lc 19 1-10

II Figlio dell'uomo è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto.

La conversione di Zacchèo, odiato esattore delle imposte romane, diventa quasi un simbolo dell'amore del Cristo per tutte le creature di Dio. Certo, un giorno Gesù aveva dichiarato: «Quanto è difficile, per coloro che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!» (Le 18,24). Ma aveva anche aggiunto: «Ciò che è impossibile agli uomini, è possibile a Dio» (18,27). Ed ecco, infatti, che il miracolo della conversione e del perdono avviene. Si apre una nuova vita per Zacchèo. «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto» (v. 8): la conversione implica una verifica concreta e sperimentale che si manifesta soprattutto nella solidarietà effettiva con i poveri e con le vittime dell'ingiustizia. Possiamo lasciare il commento alle parole stesse di Gesù raccolte nel Vangelo di Luca. «Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina» (12,33). «Vendi tutto quello che hai, distribuiscilo ai poveri; e vieni ! Seguimi !» ( 18,22 ). «Date in elemosina ... e per voi tutto sarà puro» ( 11,41 ).



 

 ©testi da Messale Festivo-EDIZIONI SAN PAOLO


 

 

Introduzione alle letture

 

Prima lettura 

Ap 7,2-4.9-14 (brano)  

Dopo queste cose vidi: ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua.

In questo grandioso affresco dell'Apocalisse appare il popolo eletto e santo dell'Israele nuovo e perfetto: centoquarantaquattromila persone, cioè un'immensità di fedeli, secondo la mistica orientale delle cifre (dodici e mille). Agli occhi dell'autore dell'Apocalisse in questa «moltitudine immensa» sono soprattutto annoverati i martiri della Chiesa delle origini. Avvolti nella veste candida, simbolo della luce di Dio, e stringendo le palme del trionfo (v. 9), essi si pongono processionalmente davanti al trono di Dio e dell'Agnello. Non contano più in mezzo a loro le distinzioni razziali, linguistiche e culturali, una pari dignità li accomuna: «Hanno lavato le loro vesti nel sangue dell'Agnello» (v. 14). Passando attraverso il crogiolo della «grande tribolazione» per la realizzazione del regno hanno «completato nella loro carne quello che mancava ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa» (Col 1,24). E ora sono con lui nella gloria stessa di Dio.

Seconda lettura

1Gv 3,1-3 (brano)

Vedremo Dio così come egli è.

Il tema fondamentale della prima lettera di Giovanni è quello della definizione dei criteri di comunione con Dio: nel nostro brano si sta identificando quello della giustizia e dell'assenza del peccato. A questo punto l'apostolo descrive la radice della santità cristiana, detta anche «filiazione divina»: essa, infatti, nasce dall'amore divino (v. 1), un amore vigoroso che efficacemente trasforma la creatura («lo siamo realmente!»). La vicenda della santità-filiazione comprende per Giovanni due tappe: lo stadio iniziale, realizzato fin dagli inizi della vita cristiana, e il compimento futuro nella perfetta rassomiglianza con il Figlio di Dio, quando «saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è» (v. 2).

 

VANGELO

Mt 5,1-12 (brano)Mt 5 1-12

Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli.

La fisionomia del perfetto discepolo di Cristo è tratteggiata nel messaggio delle beatitudini. Gesù, sulla montagna come nuovo Mosè, lancia un appello per la costruzione della nuova comunità santa, legata a Dio con una nuova alleanza. E un appello che va alle radici e al cuore dell'esistenza umana costringendola a porsi innanzi il modello totalizzante del Santo per eccellenza, il Padre e il Figlio. La santità sarà sempre la donazione dell'essere intero nella «povertà», cioè nell'apertura totale a Dio, al suo regno e al prossimo. E 'atteggiamento di chi «ha fame e sete della giustizia», di chi desidera la pace messianica, di chi è umile e pronto a dare la vita per il regno di Dio e la sua giustizia. Davanti all'uomo delle beatitudini evangeliche c'è sempre la figura di Gesù «povero e umile di cuore» (Mt 11,29).



 

 ©testi da Messale Festivo-EDIZIONI SAN PAOLO


 

 

Introduzione alle letture

 

Prima lettura 

Sir 35,15b-17.20-22a

Le preghiera del povero attraversa le nubi.

Il brano è tratto da un piccolo catechismo sulla preghiera del Siracide, sapiente degli inizi del II secolo a.C. Dio non accetta gesti esteriori e ipocriti di penitenza quando tentano di celare l'ingiustizia perpetrata nei confronti dei poveri e degli oppressi. Dio non è parziale, è sempre dalla parte del povero. Questa è la sua vera parzialità che è, però, somma giustizia. Alla voce dell'oppresso, a quella di chi ha il cuore umile e contrito, alla sete di giustizia e alla sincerità del cuore Dio è pronto a rispondere perché è lui stesso in causa. Infatti nel libro dell'Esodo si diceva:«Non maltratterai la vedova o l'orfano. Se tu lo maltratti, quando invocherà da me l'aiuto, i ascolterò il suo grido, la mia ira si accenderà e vi farò morire di spada...» (Es 22,21-23). La preghiera dell'umile e del giusto è il messaggio più vivo e parlante che l'umanità possa indirizzare al cuore di Dio, il quale non tarderà ad ascoltare e a intervenire. 

Seconda lettura

2Tm 4,6-8.16-18

Mi resta soltanto la corona di giustizia.

In questa specie di testamento autobiografico l'Apostolo descrive la sua esistenza cristiana sulla base di quattro immagini. Infatti la sua vita è stata offerta a Dio come una libagione che sale al cielo; l'itinerario dei suoi anni è giunto al porto definitivo, dopo aver solcato mari tempestosi e difficili; la battaglia si sta per concludere e la corsa nello stadio sta per giungere sul filo del traguardo, ove verrà consegnata allo sportivo la corona (vv. 6-8). Ma alla base di tutto c'è solo e sempre il Cristo sorgente di ogni nostra giustizia: è il Signore che lo ha assistito; lo ha rivestito di forza affinché per mezzo suo l'evangelo fosse pienamente proclamato e ascoltato dai pagani (v. 17). La fiducia di Paolo non è nelle opere da lui compiute, ma nell'efficacia salvifica della grazia di Cristo a cui va «la gloria nei secoli dei secoli» (v. 18). Con questa fiducia l'apostolo assiste anche agli insuccessi, all'apparente inutilità del suo ministero, alle persecuzioni.

 

VANGELO

Lc 18,9-14
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Il pubblicano tornò a casa giustificato, a differenza del fariseo.


ln questa celebre parabola la preghiera è la spia che rivela l'atteggiamento autentico dell'uomo. La prima preghiera, quella del fariseo, contiene l'elencazione dei meriti d'un esistenza corretta e rispettata. La radice della preghiera è la giustizia dell'uomo, il quale è il vero modello dell'«uomo di religione». Antitetica è la preghiera di supplica del pubblicano, odiato esattore delle tasse per l'impero romano. Essa contiene solo una totale confessione di povertà e di peccato: «O Dio, abbi pietà di me, peccatore» (v. 13). La radice della sua preghiera non è la propria giustizia ma la giustizia salvifica di Dio, che nel suo amore chiede all'uomo solo la conversione. Il pubblicano non è, quindi, il modello dell'uomo corretto religioso, ma dell'uomo di fede. Per questo avviene il ribaltamento. ll fariseo, attaccato al suo culto e al suo orgoglio, è respinto da Dio nonostante le sue proteste di «religiosità»; il pubblicano è, invece, «giustificato» (v. 14) per la sua fede.



 

 ©testi da Messale Festivo-EDIZIONI SAN PAOLO


 

 

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