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6a domenica del TO.B

Introduzione alle letture

Prima lettura

Lv 13,1-2.45-46(brano)

Il lebbroso se ne starà solo, abiterà fuori dell’accampamento.
Il libro di Giobbe (18,13) definisce la lebbra come il «primogenito della morte». Difatti per il rabbino il lebbroso era un morto ambulante, tanto che una sua eventuale guarigione avrebbe suscitato lo stesso effetto di una risurrezione da morte. Tale malattia era la più grave forma di impurità fisica che potesse capitare a un uomo. Per questo il sacerdote aveva il compito di dichiararlo immondo (v. 2) e di escluderlo dalla vita della comunità. Egli veniva, così, privato della possibilità del culto, separato dalla comunione di vita con Dio come lo è chi è sceso nella tomba. La tensione fra puro e impuro era infatti simile, per l’ebreo, a quella intercorrente tra la vita e la morte.

Seconda lettura

1Cor 10,31-11,1(brano)

Diventate miei imitatori come io lo sono di Cristo.
Paolo nella parte della prima lettera ai Corìnzi dedicata alla questione degli «idolotiti», cioè delle carni dei sacrifici pagani di comunione che potevano essere poi offerte in cibo anche al cristiano, ci invita a non cercare il proprio interesse, ma quello altrui. Solo così si costruisce una comunità libera da lacerazioni come, invece, non si rivela tristemente quella di Corinto. «Solo la carità edifica» (8,1). Certo, il primo principio del cristianesimo è quello della libertà gioiosa perché Cristo ha abbattuto ogni barriera legalistica. Ma su di esso può avere preminenza il principio della carità che impegna ad astenermi anche da gesti in sé neutri «a motivo del fratello debole» (cfr. 10,28). La legge di Cristo è una radicale e concreta scelta di vita. Perciò anche un’azione di per sé morale può diventare anti-evangelica se non tende concretamente all'amore del fratello.

VANGELO

Mc 1,40-45

Mc 1,40-45(brano)

La lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato.
Gesù, violando la rigida norma sacrale del Levìtico, conosciuta nella prima lettura, osa entrare in contatto con un lebbroso. Lo tocca, partecipando della sua triste condizione. Si presenta come l’autentico portavoce di Dio, anzi come la presenza stessa di Dio che distrugge ogni falsa barriera legalista. Per questo il suo è ravvicinarsi di colui che porta il regno di Dio e non può che provar «compassione». Il termine originale greco indica la partecipazione sofferta di Gesù, che «si adira» vedendo nella malattia un qualcosa che contraddice la primordiale volontà creatrice di Dio, che «non ha creato la morte e non vuole la rovina dei viventi» (Sap 1,22). La centralità dell’annuncio che il regno sta per iniziare traspare da ogni brano evangelico. Il miracolo diventa il segno che è iniziato il duello di Gesù con le forze del male, e la vittoria che ne consegue è il simbolo che l’epoca della salvezza è ormai aperta e per satana è venuto il momento della rovinosa caduta.




 

©testi da Messale Festivo-EDIZIONI SAN PAOLO


 
 
 
 

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