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3a domenica di Quaresima.B

Introduzione alle letture

Prima lettura

Es 20,1-17(brano)

La legge fu data per meno di Mosè.
Il Decalogo è la «magna charta» dell’alleanza sinaitica, è il solenne impegno che definisce e delinea la vera fisionomia del credente. Le Dieci Parole della proposta di Dio e della risposta dell’uomo sono articolate lungo due direttrici, l’una verticale (uomo-Dio), l’altra orizzontale (uomo-uomo). Due linee che s’incrociano proprio nel cuore, cioè nella coscienza dell’uomo. La prima parola, detta anche comandamento principale (vv. 2-6), è la base e il sostegno di tutte le altre nove. Dio si lega a un impegno, il dono della libertà che continuerà a offrire all’uomo come un giorno l’ha offerto a Israele «facendolo uscire dal paese d’Egitto, dalla condizione di schiavitù» (v. 2). Israele risponde con l’adesione di una fede pura (il monoteismo: v. 3), non magica (il rifiuto delle immagini, essendo il volto dell’uomo la vera «immagine di Dio»: v. 4 e Gen 1,27), liturgica (il «prostrarsi» del v. 5). E anche se Dio è per eccellenza il giusto, tuttavia nei confronti del suo popolo non applicherà mai la rigida norma della giustizia: la punizione si espande in quattro generazioni, il favore si estende fino alla millesima generazione (v. 6).

Seconda lettura

1Cor 1,22-25(brano)

Annunciamo Cristo crocifisso, scandalo per gli uomini, ma, per coloro che sono chiamati, sapienza di Dio.
Paolo polemizza con le concezioni intellettualistiche di Corinto secondo le quali il cristianesimo altro non era che un sistema ideologico, accettando il quale, la salvezza era assicurata. In realtà, dice l’Apostolo, al centro dell’annunzio cristiano c’è un Dio che scandalosamente vuole essere vicino all’uomo fino a raggiungere il livello più basso, la morte dello schiavo. Il cristianesimo perciò contraddice coloro che, come i giudei, vogliono una religione non rischiosa e contraddice anche coloro che, come i greci, vogliono un’economia di salvezza basata su una sapienza scientifica e razionale. A essi Paolo oppone la figura del Cristo crocifisso, scandalo e assurdità per costoro, forza salvifica e sapienza autentica per coloro che credono perché proprio in questo atto supremo della libertà e dell’amore di Dio si attuano la salvezza e la liberazione dell’uomo.

VANGELO

Gv 2,13-25

Gv 2,13-25(brano)

Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere.
Con il gesto simbolico e profetico della purificazione del tempio dagli interessi economici Gesù oppone a una religione superficiale umana e interessata la purezza della fede nella sua persona. Dio non può essere presente in un tempio materiale quando esso non è più il luogo dell’incontro, la «tenda del convegno», ma è solo un centro di superstizione e di oscuri interessi. Dio è presente in maniera nuova e perfetta nella «tenda di carne» dell’umanità del Figlio (Gv 1,14). È lui il nuovo tempio. Per cogliere e vivere questa nuova Presenza è necessario «ricordare» (v. 22): il verbo in Giovanni indica l’esperienza della fede matura e pasquale. Solo con questa «memoria» pasquale riusciamo a riconoscere il Cristo.



 

©testi da Messale Festivo-EDIZIONI SAN PAOLO


 
 
 
 
 
 
 

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