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Appuntamenti parrocchiali



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Domenica - alle ore 09:30
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Mar

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Ritiro cresimandi (3med)




Mar

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Incontro famiglie 2ele presso Battistero in Duomo




Mar

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Sabato - alle ore 17:00
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Mag

4


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Mag

11


Sabato - alle ore 17:00
Ricordo del Battesimo (2ele)




Mag

12


Domenica - alle ore 11:00
Prima Comunione (4ele)


Eucaristia ammalati

 

 

 

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4a domenica di Quaresima.B

Introduzione alle letture

Prima lettura

2Cr 36,14-16.19-23(brano)

Con l’esilio e la liberazione del popolo si manifesta l’ira e la misericordia del Signore.
Questo epilogo del secondo libro delle Cronache è quasi l’angolo di visuale teologico sotto il quale leggere l’intera storia d’Israele. L’uomo porta spesso a Dio solo un pesante bagaglio di infedeltà come Israele. Ma a questa miseria che è radice di desolazione e di ingiustizie Dio non risponde solo con l’ira e la vendetta, ma fa balenare la speranza del perdono perché l’ultima parola di Dio non è la morte ma la vita. Ed ecco, allora, gli ultimi versetti del libro (vv. 22-23) che riproducono l’inizio del volume di Esdra: la storia continuerà nella speranza. Ciro, il liberatore persiano, permetterà a Israele di rimpatriare dall’esilio babilonese e di ricostruire la testimonianza viva del suo incontro con Dio, il tempio. Dio non ha abbandonato e non abbandonerà il suo popolo.

Seconda lettura

Ef 2,4-10(brano)

Morti per le colpe, siamo stati salvati per grazia.
Alla morte subentra la vita: «da morti che eravamo per le colpe, Dio ci ha fatti rivivere con Cristo» (v. 5). La salvezza meravigliosa a cui Dio ci avvia non è costruzione delle nostre mani. Con insistenza Paolo sottolinea la gratuità della «vita» ricevuta: «Dio, ricco di misericordia, per il grande amore..., per grazia vi ha salvati... mostrando la straordinaria ricchezza della sua grazia mediante la sua bontà verso di noi... Per questa grazia siete salvi... e ciò è dono di Dio». Nella prospettiva paolina, l’uomo nuovo non subisce solo una parziale restaurazione attraverso la fede e la grazia, ma è completamente trasformato in Cristo così da «con-risuscitare con lui e da con-sedere con lui nei cieli» (v. 6).

VANGELO

Gv 3,14-21

Gv 3,14-21(brano)

Dio ha mandato il Figlio perché il mondo si salvi per mezzo di lui.
Da un lato c’è il «mondo» che non crede ed è condannato, le «tenebre», le «opere malvagie», coloro che «fanno il male e odiano la luce»; dall’altro lato il «mondo» che crede ed è salvato, «le opere fatte in Dio», coloro che «operano la verità e vengono alla luce». Attorno a questi due versanti si organizza l’umanità intera, dice Gesù nel dialogo notturno con Nicodèmo. Cristo è la discriminante, ma è anche il segno vivo dell’amore del Padre che «ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito e che vuole che il mondo sia salvato per mezzo di lui» (vv. 16-17). Nella storia si svolge come un processo (il «giudizio») in cui il bene, cioè il Cristo, diventa l’imputato principale contro il quale si scaglia il male. La croce è apparentemente il sigillo definitivo di questo dibattimento giudiziario: Cristo è «innalzato» sulla croce come un condannato (vv. 14-15). Ma è proprio questa «elevazione» in croce la radice del ribaltamento del processo: «Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me» (12,32).



 

©testi da Messale Festivo-EDIZIONI SAN PAOLO


 
 
 
 
 
 
 
 

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