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Domenica delle Palme.B

Introduzione alle letture

Prima lettura

Is 50,4-7(brano)

Non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi, sapendo di non restare confuso.
Nella rilettura cristiana il misterioso «Servo del Signore» è un primo abbozzo del profilo di Cristo. Il lamento che nasce dalle sofferenze di questo giusto ha i toni di alcune angosciate «confessioni» di Geremìa. Il servo si presenta, infatti, come un uomo della Parola, un profeta che lancia il messaggio di Dio agli «sfiduciati» (v. 4). Ma la realtà più tipica di questo profeta salvatore è la sofferenza. È percosso sulla schiena come uno stolto, lui, il sapiente per eccellenza, perché portavoce della Parola. È circondato da un disprezzo aggressivo (sputi e strappo della barba). Eppure egli va incontro coscientemente a queste conseguenze del suo ministero perché in lui la sofferenza acquista una nuova valutazione: non è più segno di reiezione ma di elezione.

Seconda lettura

Fil 2,6-11(brano)

Cristo umiliò se stesso, per questo Dio lo esaltò.
Il grandioso inno paolino è una nuova e originale interpretazione del mistero pasquale. Attraverso uno schema «verticale» la Pasqua del Cristo è vista come un movimento ascensionale dall’umiliazione all’e­saltazione. La passione-morte dice annichilimento, «condizione di servo», Dio velato; ma contemporaneamente si apre anche sulla risur­rezione, sulla glorificazione, sul trionfo pieno, sulla salvezza totale, sul «nome» divino. Gesù aveva già affermato: «Quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me» (Gv 12,32). Il cristiano scopre così nel suo Redentore crocifisso la misteriosa fecondità del dolore e della morte. Proprio come diceva Paolo ai suoi fedeli dell’Asia Minore: «Dobbia­mo entrare nel regno di Dio attraverso molte tribolazioni» (At 14,22).

VANGELO

Mc 14,1-15,47

Mc 14,1-15,47(brano)

La passione del Signore.
La lettura della passione di Gesù secondo Marco si apre con due cene, quella di Betania (14,3- 9) e quella di Pasqua (14,22-24). Nella prima l’unzione, segno del riconoscimento messianico, è collegata da Gesù alla sua morte e alla sua sepoltura; nella cena pasquale, invece, Gesù accetta liberamente la sua morte come sacrificio per la nostra salvezza. L’evangelista con­nette queste due rivelazioni con il complotto del sinedrio e l’accordo tra Giuda e il sinedrio (14,1-2.10-11) e con l’annuncio del tradimento di Giuda e del rinnegamento di Pietro (14,17-21.25-31). Questo com­plesso narrativo presenta, perciò, Gesù come il Messia della croce, che muore per la nostra salvezza, ma che è rifiutato, tradito e abban­donato. Con l’arresto (14,43-51) Gesù è abbandonato dai discepoli che fuggono spaventati. Frattanto la domanda sulla vera identità di Gesù che ha fatto da motivo conduttore per tutto il Vangelo di Marco comincia a ricevere una risposta definitiva: la croce dirà veramente chi egli sia. Durante il processo (14,53-65) Gesù per la prima volta dice chiaramente che egli è il Figlio di Dio. In modo quasi ironico anche l’autorità romana riconoscerà la verità di Gesù solo nella motivazio­ne della condanna: in una coreografia che richiama le apparizioni pubbliche dei re è crocifisso il «re dei Giudei». Di fronte alla croce, però, Marco colloca il vertice tematico del suo Vangelo: il centurione romano per primo riconoscerà in quell’uomo crocifisso il Figlio di Dio (15,39).



 

©testi da Messale Festivo-EDIZIONI SAN PAOLO


 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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