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Pentecoste.B

Introduzione alle letture

Prima lettura

At 2,1-11(brano)

Tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare.
Come l’inizio della predicazione di Gesù era stato segnato dal dono dello Spirito («Lo Spirito del Signore è sopra di me», Lc 4,18), così l’inizio della predicazione e della testimonianza della Chiesa è contrassegnato dall’effusione dello Spirito. Il simbolo del vento e del fuoco vogliono definire la presenza dello Spirito nella comunità ecclesiale come principio di vita (Gen 1,2; 2,7) e di purificazione e illuminazione. Il dono delle lingue significa innanzitutto il dono dei carismi. Ma con questo segno si vuole anche indicare un altro elemento: la molteplicità delle lingue era l’indizio evidente della frattura dell’umanità (torre di Babele: Gen 11); ora essa diviene l’indizio chiaro dell’universalità della Chiesa che è molteplice ma è unico corpo di Cristo.

Seconda lettura

Gal 5,16-25(brano)

Il frutto dello Spirito.
Paolo nella finale della lettera ai Gàlati compara i due destini fondamentali dell’uomo. Da un lato c’è la «carne», cioè la scelta del peccato, accompagnata dal corteo dei suoi vizi che l’apostolo elenca, e che sono le «opere» della carne, cioè dell’uomo ribelle a Dio e peccatore. Dall’altra parte, invece, nell’uomo che con la fede lascia irrompere in sé lo Spirito di Dio, fioriscono i doni divini esemplificati in nove virtù gioiose che Paolo chiama «frutto dello Spirito». L’appello dell’apostolo è, allora, ripetuto in apertura e in conclusione come un programma di vita: «Camminate secondo lo Spirito!».

VANGELO

Gv 15,26-27

Gv 15,26-27; 16,12-15(brano)

Lo Spirito di verità vi guiderà a tutta la verità.
All’interno del fluviale discorso-testamento di Gesù nell’ultima sera della sua vita terrena (Gv 13-17) si incontrano ben cinque promesse dello Spirito Santo. Oggi ne leggiamo due, unite insieme dalla liturgia. Lo Spirito, chiamato in greco «Paràkletos», cioè «avvocato», «consolatore», espleta qui una funzione ben espressa dalla definizione «Spirito di verità». Nel linguaggio giovanneo la «verità» non è quella logica del mondo greco: è, invece, sinonimo del «vangelo»; è quindi la parola e la stessa figura del Cristo. La missione dello Spirito, donato dal Risorto alla Chiesa (Gv 20,19-23), è, allora, quella di svelare in pienezza il mistero del Cristo e della sua parola. Egli «renderà testimonianza» al Cristo davanti alla sua Chiesa perché essa ne possa essere trasformata e animata.



 

©testi da Messale Festivo-EDIZIONI SAN PAOLO


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