Eucaristia ammalati

 

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Monaco ADO 2025

Le due torri campanarie della Cattedrale di Monaco svettano orgogliose con le loro cupole a “cipolla” in ottone e quasi “graffiano” all’orizzonte, le Alpi. Realizzate nel 1500, ispirandosi alla grande Cupola della Roccia di Gerusalemme, ove all’epoca si riteneva sorgesse l’antico tempio del re Salomone. Le campane della cattedrale suonano al ritmo del tempo di Natale e sembrano quasi darci il loro caloroso benvenuto in questo pomeriggio di Dicembre, con un pallido sole e tante persone festanti in Marienplatz. Una preghiera all’interno del Duomo dedicato a Maria, un accesso veloce nella chiesa di San Pietro e poi via, giù, attraverso le strade e le varie piazze del Capoluogo bavarese vestito a festa e colorato a puntino. La vita è “accesa” tutto intorno. Riflettiamo su quanto siamo fortunati in questo periodo storico, a vivere in pace, a stare bene, a non aver paura di nulla.
E ringraziamo Dio.

Il giorno seguente entriamo nella Grande Residenza imperiale, abitata da duchi e da sovrani, fino alla fine del Primo conflitto mondiale. Bellissima, sfarzosa, enorme, con le sue dieci piazze e giardini. E i diversi stili architettonici: Rinascimentale, Barocco, Rococò.. E poi ancora per le vie di Monaco, Kaufingerstraße, Neuhauser Straße, e Viktualienmarkt con i suoi mercatini all’aperto.
Dal trionfo della vita, al baratro inspiegabile della bassezza umana, del male e della morte. Dell’uomo che uccide l’uomo; del fratello che uccide il fratello. Dachau: campo di concentramento tedesco inaugurato nel 1933, progetto “pilota” per tutti i successivi campi di sterminio nazisti. Qui tutto intorno regna il silenzio. C’è tanta commozione nei nostri volti, mista a sgomento, incredulità. Ripercorrendo le storie dei giovani universitari cattolici de “La rosa Bianca”, di san Massimiliano Kolbe e Edith Stein, ci si è acceso un moto di orgoglio interiore e ci siamo detti che dobbiamo incominciare noi a costruire la pace a partire dalle piccole cose di ogni giorno; che la Verità senza rispetto e carità non è giusta; che solo l’amore, crea.

Questa esperienza è stata pensata e realizzata assieme alla parrocchia di Avesa: un ringraziamento speciale va a don Andrea Manara, parroco, a Stefano e Maria Teresa Brusco e a tutti gli animatori presenti.

Don Gabriele

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